di Curzio Maltese - il Venerdì di Repubblica - 18 maggio 2012 - pag. 11
Le cifre sono devastanti. Il Pdl fuori dal ballottaggio a Palermo, che, come molti fingono di non sapere, è stata la prima vera culla del berlusconismo, nel cuore della più blindata cassaforte elettorale del Cavaliere, la Sicilia. Umberto Bossi spazzato via negli stessi paesi della pedemontana, da Cassano Magnago, dove è nato, a Serego, dove aveva immaginato il parlamento padano. C'è da sperare per il suo bene che ora rimediti l'ipotesi di presentare la sua candidatura al congresso della Lega.
Quattro o cinque mesi fa si discuteva ancora sui giornali se i due regnanti sarebbero riusciti a designare come principi eredi Marina e il Trota. E ora sono fuori dal gioco, portando con sé alla rovina i rispettivi partiti. Il Pdl che, come ci hanno spiegato per anni i professoroni della politologia, non era un partito di plastica e sarebbe serenamente sopravvissuto al demiurgo. La Lega, che era così radicata nel territorio, ma così tanto, da sparire da un giorno all'altro. A proposito, ci fosse uno dei professori capace di ammettere gli errori di prospettiva e le profezie sballate. Sono tornati a pontificare dal giorno dopo, loro sì radicati sul territorio e sul piedistallo.
Ma non si può avere tutto. Non si può avere forse neppure una rivoluzione della politica italiana. Il grillismo alle p orte sembra essere piuttosto innocuo, come del resto lo è stato il dipietrismo. Sarà però interessante vedere se i grillini diventeranno un vero movimento di innovazione della politica, come i Piraten, o un partito padronale col marchio di proprietà personale di un leader che rovescia la frittata ogni tre mesi. Tre mesi fa, Monti, per dire, era secondo Grillo la "salvezza del Paese", e ora è un servo delle banche nominato con un golpe. Ma sono dettagli. C'era bisogno anche di lui per liquidare questa miserabile stagione. Se poi i cittadini sono stanchi di pagare un consigliere regionale come se fosse il presidente degli Stati Uniti, difficile dar loro torto.